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GamerLog

[Recensione] Yume Nikki

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Il mondo degli indie games è una felice pagina del mondo videoludico. Le produzioni indipendenti sono il frutto della passione di milioni di giocatori, i quali, non disponendo di grossi mezzi economici e tecnici, fanno leva sulla loro più disparata originalità. Il titolo a cui dedico il suddetto articolo è un esempio lampante di come un’idea geniale possa rendere marginali i più elaborati modelli poligonali per puntare a qualcosa di più profondo; filosofico oserei dire. Stiamo parlando di Yume Nikki, sviluppato dal solo Kikiyama mediante il tool Rpg Maker 2003.


Trama(?).


Yume Nikki, il “Diario dei sogni” nella lingua nostrana, è un prodotto atipico all’interno del quale impersoneremo l’inespressiva Madotsuki, una bambina di cui non si avrà alcuna informazione. Il gioco ha inizio all’interno della stanza della protagonista, adibita di televisione, console, scrivania, libreria e letto. Non avremo alcuna introduzione alla trama, ma spetterà al giocatore la sua interpretazione. Qualora decideste di avvicinarvi alla porta e di interagire con essa, riceverete un cenno di dissenso da parte di Madotsuki, come segno di repulsione nei confronti del mondo esterno. Questa caratteristica ha dato il via alle teorie più disparate. Si è ipotizzata una ambientazione post apocalittica ove Madotsuki sia l’unica sopravvissuta, rifiutandosi di seguito di abbandonare la propria camera. Questa ipotesi sembrerebbe suggerita dal tetro cielo notturno che si mostra al giocatore uscendo fuori al balcone e dal fatto che il suo sembra essere l’unico palazzo rimasto in piedi. Inoltre la TV non riceve alcun canale. Il Nintendo Famicon sarà l’unico motivo per il quale il televisore avrà un senso. Interagendo con la console sarà possibile accedere ad un minigioco, “NASU”, un semplice arcade che vede come protagonista un personaggio rosso col naso a punta, il cui scopo è quello di raccogliere delle melanzane cadenti dal cielo.


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Altra ipotesi, partorita dagli appassionati, è quella per la quale Madotsuki sia rimasta vittima di uno stupro, trovando come conseguenza rifugio nella sua camera da letto. Il tema dell’essere costantemente osservati è frequente nei sogni della giovane. Molte creature che fanno da sfondo scrutano fino all’ultimo i passi della protagonista. Nel gioco sono inoltre presenti elementi che lasciano trapelare ad allusioni sessuali; le mani sono molto presenti nelle lande oniriche, e queste nel  loro movimento sembrano simulare l’atto del palpeggiamento. Altre immagini, sembrano perfino rappresentare una fellatio o un canale uterino.

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Ora, tralasciando le interpretazioni, la bellezza del titolo sta proprio nel minimalismo puro, tale da lasciar scrivere all’interlocutore la trama che egli meglio crede o percepisce. Yume Nikki è la dimostrazione che la bellezza di una qualsivoglia storia non sta necessariamente dietro ad una narrazione, ma può essere al contrario arricchita da affascinanti supposizioni. Madotsuki riesce ad evadere dal suo rifugio solo all’interno dei suoi sogni. La sua unica via di uscita è infilarsi nel letto, chiudere gli occhi, e ritrovarsi libera a vagare in un ampio mondo psichedelico.

Benvenuti nel Nexus!

Coricata nel letto, parte il conto alla rovescia. Madotsuki si risveglia nella sua stanza, ma non appartiene più alla realtà. Adesso può uscire dalla porta. La dimensione che la attende non le fa paura. Il primo luogo raggiungibile del mondo dei sogni è il Nexus, una sorta di sala centrale che accoglie 12 porte disposte in cerchio. Ogni porta consente l’accesso ad un particolare luogo. Non mancheranno ambienti innevati, zone costituite da neon, livelli lugubri “abbelliti” da bulbi oculari e arti mozzati in movimento e così via. Il vostro scopo sarà quello di esplorare nel dettaglio ogni singola dimensione in modo da trovare gli “effetti”. Si tratta di 24 oggetti nascosti o posti nei punti più impensabili, e solo dopo il loro completo ritrovamento potrete terminare il gioco. Ogni effetto regala a Madotsuki una modifica del proprio aspetto. La protagonista potrà ad esempio assumere le sembianze di una strega, diventare un semaforo con le gambe, trasformarsi in una testa mozzata, o semplicemente cambiare acconciatura (qualcuno ha parlato di “capelli di cacca”?). Alcuni effetti saranno indispensabili per il continuo del gioco, mentre altri avranno un ruolo solo marginale. Le ambientazioni, nella loro varietà, hanno in comune degli elementi oscuri. Figure grottesche ornano i vari ambienti o si materializzano come innocue creature amorfe. In Yume Nikki non ci sono nemici. Le uniche presenze che assumano in qualche modo il ruolo di antagonisti sono i Toriningen, in italiano “uomini uccello”. Quest’ultimi sono esseri simili a persone, snelli e col naso appuntito (simile ad un becco). Il contatto con i Toriningen non vi condurrà alla morte, ma verrete teletrasportati in una zona in cui la protagonista non potrà liberarsi se non pizzicandosi la guancia, col conseguente ritorno alla realtà. Infine, una parola va spesa per le musiche del progetto di Kikiyama. Queste contribuiscono a rendere oscura l’atmosfera del titolo. Si tratta di un loop continuo di suoni disturbanti seppur semplici. I toni sono penetranti, entrano nel cervello e nei timpani come se fossero aghi.

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Conclusioni


Yume Nikki è un’opera d’arte nel senso vero del termine. Ogni mappa o luogo che sia è un quadro, una tela dipinta da una pittura dalle cupe tinte. Definire il progetto di Kikiyama con la parola “gioco” potrebbe perfino trarre in inganno. Le azioni che sarete portati ad intraprendere si limiteranno principalmente nel trovare i 24 effetti, esplorando nel dettaglio ogni singolo pixel, e nell’usufruire delle peculiarità degli stessi per avanzare nell’avventura. Ciò che a mio parere giustifica il download del gioco sta nel godere delle visioni della piccola Madotsuki. Ogni personaggio, per quanto strambo e informe possa essere, sembra nascondere un significato subliminale. Questo titolo è un prodotto di nicchia che va compreso, percepito, assorbito. Va vissuto. E’ un prodotto che richiede molta pazienza perché sarà inevitabile vagare nel vuoto anche per ore. Se siete pronti ad affrontare Yume Nikki con l’idea di trascorrere del tempo in una galleria d’arte, allora entrerà facilmente nei vostri cuori. Se vi aspettate invece un normale videogioco utile a colmare qualche spazio vuoto della vostra giornata, non credo risulterà compatibile con le vostre esigenze.



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Devo dire la verità, questo genere di gioco mi ha sempre preso.

Amo cercare significati nascosti laddove magari non ce ne sono, ed essendo comunque un'opera introspettiva, ci sono svariate verità che ci fanno pensare e questo mi piace molto... una storia che non te le manda a dire in parole povere.

 

Ottima recensione a proposito!

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Devo dire la verità, questo genere di gioco mi ha sempre preso.

Amo cercare significati nascosti laddove magari non ce ne sono, ed essendo comunque un'opera introspettiva, ci sono svariate verità che ci fanno pensare e questo mi piace molto... una storia che non te le manda a dire in parole povere.

 

 

Il minimalismo, se lo si sa usare, porta la gente alle meglio pippe mentali.  :zizi:

 

 

 

Ottima recensione a proposito!

 

Grazie!!!  :metal:

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